Altri “giardini perduti”
sono quelli della nostra infanzia.
Che questi siano stati dei
nostri genitori o in qualche città,
dove ci portavano a giocare
oppure quelli dei nonni
rimangono in noi paradisi
per definizione...
...Ho ripensato a questa
frase di Marcel Proust ieri sera, mentre, da solo, attraversavo il
cancello dei Giardini Pubblici della mia città. Mi son tornati
alla mente i giorni spensierati dell'infanzia quando, accompagnato da
mia madre, venivo in questo giardino ombroso per far qualche giro in
bicicletta. Mi piaceva, poi, arrampicarmi sui rami di un'enorme ficus
che, ancor oggi, spande le sue fronde al centro del parco. Ormai è
lontana la spensieratezza di quei dì, ma esiste sempre il modo
di trovare nuove motivazioni e far sì che quei giardini non
rappresentino per noi dei paradisi perduti bensì una fonte di
gioia e di interesse adeguata alla nostra età. Son quasi le
cinque di pomeriggio e il sole è già tramontato: c'è
una gran quiete in quei viali in cui, sino a qualche ora prima,
correvano i bambini. Passo davanti alla grande pianta di ficus e,
superato il chiosco delle bibite, intravedo, fra le fronde che le
fanno da cornice, la facciata principale della Villa in cui a sede
la Galleria d'Arte Moderna della Città di Cagliari. Son venuto
qui per vedere la mostra dedicata all'opera del fotografo tedesco
August Sander (1876-1964) che giunse in Sardegna nel 1927
accompagnato dallo scrittore Ludwig Mathar (1882-1958), intenzionato
a realizzare un libro dedicato alla nostra isola. Si trattò di
un viaggio lungo e
difficile: - La traversata dall'Italia alla
Sardegna – ci racconta la ricercatrice Rajka Knipper – iniziò
con una tempesta a cui Mathar accenna appena, ma che al fotografo
sembra aver causato un forte mal di mare. - Tale predisposizione
costituì sicuramente fonte di grande disagio per Sander visto
che, giunti a Porto Torres, i due proseguirono il viaggio verso il
sud della Sardegna via mare, costeggiando il litorale occidentale
dell'isola. Sander e Mathar giunsero a Cagliari il 19 marzo e qui
soggiornarono sino al 5 aprile in un appartamento sito, in via Porto
Scalas n. 5. Lasciata Cagliari, il fotografo e lo scrittore
risalirono l'isola attraversando il Sulcis, il Campidano, le Barbagie
e la Gallura sino a Terranova. Viene da ripensare immediatamente al
viaggio che, pochi anni prima, ispirò allo scrittore David
Herbert Lawrence il diario-reportage intitolato “Sea and Sardinia”.
Il progetto di Mathar di realizzare un libro su quel lungo viaggio in
Sardegna, invece, non vide la luce. Son rimaste però le più
di trecento fotografie realizzate nel corso del viaggio da August
Sander. Si tratta di immagini che mostrano una Sardegna arcaica,
derelitta, rassegnata: raccolta nel suo evidente malessere così
come la “La Madre dell'Ucciso” rappresentata da Francesco Ciusa è
prigioniera del suo dolore (si veda l'immagine del precedente post). C'è tutta l'anima della Sardegna
in quei volti austeri, provati da una grama esistenza, in quegli
occhi scuri che trasmettono comunque un senso di serenità
interiore e dignità. Sander ci mostra anche le case contadine
e padronali, gli edifici monumentali, opere d'arte ormai perdute e
introvabili, la campagna. Nel suo bianco e nero si insinua la luce
della primavera sarda che squarcia le nubi e illumina le campagne. Ma
il punto focale dell'opera di Sander è comunque l'uomo. Il
fotografo
tedesco illustra la vita quotidiana accostandosi
con discrezione all'anima, ai sentimenti e alla memoria, cogliendo
quel velo di malinconia che accompagna lo sguardo di chi non riesce a
intravedere la speranza. L'archivio fotografico di August Sander è
certamente un patrimonio di memoria e cultura di inestimabile valore
e oggi, grazie all'impegno e all'entusiasmo del Professor Giorgio
Pellegrini e alla collaborazione prestata da Die Photographische Sammlung/SK
Stitfung Kultur, è stato realizzato un vasto catalogo che ha
consentito l'allestimento di questa rassegna. - Si è trattato
di un lavoro certosino – mi spiega una delle giovani guide che
validamente supportano la mia visita – perché le foto erano
spesso prive di didascalia e conseguentemente risultava difficile
risalire ai luoghi in cui erano state realizzate. Così,
laddove non è stato possibile indicare l'ambientazione delle
immagini, è stato compiuto un attento lavoro di osservazione
in modo tale da poter fornire al visitatore indicazioni sulle
attività svolte dai soggetti delle fotografie sugli stili
architettonici e sulle origini dei costumi. - Ripercorrendo in
solitudine i corridoi della Galleria ho ripensato all'intento
originario che ispirò il viaggio di August Sander e Ludwig
Mathar e cioè realizzare un grande libro con testi e immagini
sulla vita, i costumi e gli aspri paesaggi dell'isola sarda. Per
svariate ragioni questo progetto non vide la luce ma oggi, grazie alla paziente opera di
ricerca e catalogazione compiuta dal Professor
Pellegrini e dagli studiosi che con lui hanno collaborato, abbiamo
comunque un'opera organica, un grande reportage sulla Sardegna degli
anni venti del secolo scorso. Dalla visione di questa mostra e del
catalogo che l'accompagna scaturisce l'immagine di un'isola arcaica
rispetto all'Italia e all'Europa di quei tempi. Un'isola che, nel
dopoguerra, è stata innegabilmente protagonista di una grande
rinascita e che ha il dovere di conservare la memoria delle sue
radici: per esser consapevole del suo passato e del suo lento ma
continuo divenire.
Desideravo ringraziarti per essere passato dal mio blog e aver commentato nel post dedicato all'intervista su Annarita, sei stato davvero gentile.
Mi riprometto venire spesso.
Buona serata.
Rino
Scritto da: Rino | 11/02/2009 a 19:37
Un plauso al certosino e appassionato lavoro del professor Pellegrini e degli studiosi suoi collaboratori. Peccato che l'iniziale progetto di scrivere il libro non sia giunto a compimento. L'archivio fotografico conservato rappresenta comunque, come affermi, un patrimonio di inestimabile valore, che rende giustizia ad una terra straordinaria come la Sardegna ed al suo altrettanto straordinario popolo.
Un abbraccio.
annarita
ps: voglio ringraziarti anche qui per il commento che hai lasciato da Rino. Ne sono rimasta confusa e commossa, caro amico. Grazie.
Scritto da: annarita | 11/02/2009 a 20:21
Nostalgia dell'infanzia?
Capita Fabio, quando si passa per certi luoghi, quando si sentono certi odori e profumi...
Scritto da: stella | 11/03/2009 a 22:08